Robotica collaborativa: la parola alla Ricerca

A integrazione del servizio pubblicato su L’Ammonitore di giugno dedicato alla robotica collaborativa, abbiamo chiesto l’intervento di Federico Vicentini, Ricercatore CNR ITIA.

http://www.mupiko.pl/?how-to-write-a-college-essay-paper Di Fabio Chiavieri 

enter site Vicentini si occupa di sicurezza dei robot e interazione uomo-robot ed è coordinatore del gruppo di normazione UNI/CT24/GL09 “robot e sistemi robotizzati”.

Ingegner Vicentini, l’aspetto più suggestivo dell’impiego di robot collaborativi è il rapporto che necessariamente si crea tra macchina e operatore che devono lavorare uno accanto all’altro. Un cambio, se vogliamo, anche culturale all’interno di un’azienda. Qual è il suo punto di vista?

source site Esistono almeno due livelli di impatto immediato sulle persone, ed entrambi coinvolgono gli aspetti sia di salute e che di sicurezza: il primo riguarda l’individuo, il secondo coinvolge il fornitore di tecnologia (sia integratore sia datore di lavoro).

L’operatore utilizza una macchina chiaramente diversa dal consueto: se è la prima esperienza di robot, allora è probabile che la percezione sia molto naturale. Diventa molto importante disegnare adeguatamente gli spazi e progettare l’uso per favorire la massima usabilità del robot. L’ergonomia e la facilitazione delle operazioni sono, infatti, uno dei principali motivi che favoriscono l’uso delle soluzioni collaborative. D’altra parte è anche necessario, e naturale, che l’uso ravvicinato dei robot si accompagni ad un aumento delle skill dell’operatore stesso, a partire dalla formazione, compreso l’aggiornamento professionale. Un utilizzatore preparato è un utilizzatore non solo sicuro ma anche efficace (pochi errori, rari fermi macchina, manutenzione efficiente e sicura ecc). Da questo scenario ho trascurato volutamente il tema job insecurity, che esiste, poiché molte idee di robotica collaborativa vanno invece nella direzione della crescita e dell’apertura di nuove applicazioni.

A livello di integratori e datori di lavoro, variamente coinvolti nella messa in servizio, il cambiamento culturale riguarda non solo la sicurezza ma anche l’impostazione delle operazioni. La maggiore efficacia nell’uso di soluzioni collaborative si ottiene probabilmente rimodulando il flusso di attività intorno all’operatore e/o il robot. Spazi aperti, facilità di accesso al robot, postazioni semplici, possibilità di ricollocare il robot, sono esempi di condizioni più favorevoli in partenza per la sicurezza. Il cambiamento culturale maggiore, di metodo soprattutto, riguarda quindi la volontà di approfondire le possibilità di uso sicuro, di analizzare, comprendere e gestire i rischi. È certamente più sfidante rispetto al ritenere che la separazione dietro barriere risolva in blocco il problema, ma è essenziale per sfruttare le opportunità dei collaborativi.

enter La cultura della sicurezza si traduce poi nell’attenzione alle operazioni quotidiane: l’abitudine all’uso dovrebbe essere sfruttata per verificare o migliorare le applicazioni (movimenti comodi ed intuitivi, spazi sufficienti, accessi non ostacolati, ecc) e per non abbassare il livello di attenzione e consapevolezza. Il robot-collega è insomma una presenza con cui convivere e da sfruttare al meglio, non è un robot-amico, bensì un robot-strumento.

 

enter site Il robot collaborativo è considerato tecnologia abilitante nel contesto di Industria 4.0. C’è chi sostiene che la robotica collaborativa rappresenti il futuro della fabbrica intelligente. È davvero così?

follow Potrebbe rappresentarlo, ma è solo uno strumento. Dipende molto dalla propensione alla innovazione e alla capacità di intercettare le opportunità dello stato dell’arte della robotica da parte delle imprese. I robot hanno notevoli e molteplici capacità, tra cui le più notevoli sono la facilità di programmazione e di configurazione, che servono per adattarsi alle contingenze. La connettività e lo scambio di informazioni da parte dei robot sono soltanto un prerequisito: ciò che conta è quanto un’impianto riesce a sfruttare queste opportunità nel costruire postazioni robotizzate in grado di cambiare ed ottimizzare il loro comportamento. Presentare dati all’operatore è relativamente facile, ma un robot può elaborare una diversa modalità di controllo e presentare una proposta alternativa all’operatore, visualizzarla e simularla. Proporre una serie di attività “fuori programma” (punti di ispezione per un test, piano di kitting, micrologistica ecc.) in base alle informazioni memorizzate sul campo è una capacità notevole. Ma resta solo in potenza se non se ne sente la necessità o se ne sottovaluta il valore aggiunto. Il robot collaborativo può essere in grado di dialogare: serve qualcosa da dire e qualcuno che risponda.

 

Articoli correlati

La sostenibile leggerezza del Cobot
Fapi – il successo delle imprese è nel capitale umano
Cresce l’industria italiana delle pompe