Adattarsi agli eventi e prepararsi alla ripartenza

In chiusura forzata causa emergenza Covid-19, le aziende italiane continuano ad assistere i propri clienti e, nell’attesa di tornare alla normalità, pensano già al futuro. Ma cosa stanno provando a livello umano e professionale i responsabili delle imprese costretti a gestire la situazione dietro lo schermo di un PC? Lo abbiamo chiesto ad Alberto Pellero di KUKA Roboter Italia

 

Un ingegnere meccanico con la passione per la robotica. Questo è Alberto Pellero, attuale Direttore Strategia e Marketing di KUKA Roboter Italia, azienda in cui lavora da 15 anni. Amante dello sport, e quindi delle sfide, non si fa certo spaventare dalla situazione contingente legata all’emergenza del Covid-19, meglio noto come Coronavirus, pur ammettendo che «nessuno si aspettava un’intensità tale in Italia, al di là dei dati che vengono analizzati in maniera differente da nazione a nazione. Come già insegnava Darwin, gli esseri viventi sono destinati ad adattarsi ai cambiamenti ed è quello ogni persona sta facendo, ma è anche ciò che stanno facendo le imprese. KUKA ha reagito immediatamente sia a livello di comunicazione con i nostri clienti, sia a livello strategico per il mercato italiano, dando vita a nuove attività, dallo Smart Working, ai corsi tradizionali, ma svolti in aule virtuali, con interazione attiva tra i partecipanti, a un calendario completo di Webinars e di E-Learnings, che impegneranno nei prossimi giorni centinaia di nostri clienti che possono dedicare il tempo libero alla formazione. In particolare, lo Smart Working ci sta dimostrando come l’efficienza delle attività sia quasi aumentata, permettendo alle persone di organizzare il proprio tempo al meglio, e ciò si riflette nel business che, almeno per ora, non ha avuto un rallentamento sensibile. Personalmente, essendo uno smart worker da 20 anni, l’operatività professionale non ha subito alcuna modifica».

Lasciando per un attimo il suo ruolo di responsabile aziendale, cosa le sta insegnando a livello umano tutto ciò che sta accadendo?

Sul lato privato questa situazione mi fa capire come probabilmente prima corressimo tutti troppo, perdendo di vista alcuni valori come il piacere di trascorrere più tempo con i propri cari. 

Ritengo quindi che questo stop forzato, che purtroppo creerà problemi enormi all’economia, ci sta insegnando a qualcosa di importante, ovviamente, sta sempre nella predisposizione delle persone a vedere nei problemi delle possibili opportunità.

 

Come ha accennato dopo la crisi sociale ne verrà un’altra altrettanto grave: quella economica. A suo avviso quale sarà il reale impatto sull’economia italiana e in particolare sul comparto manifatturiero? E quali sono le misure che dovranno essere adottate per un immediato rilancio? 

L’impatto sarà serio e varierà molto a seconda della dimensione e della tipologia delle imprese (e di conseguenza dei lavoratori che vi sono impiegati). Nel commercio al dettaglio vedo i rischi più elevati, poiché uno stop molto prolungato sarà difficilmente compensabile nei mesi a venire. Le PMI che avranno l’elasticità, anche contrattuale, per attutire la diminuzione temporanea di fatturato e reagire con flessibilità alla ripresa, sicuramente avranno la meglio nel prossimo futuro. Sulla grande impresa nel settore manufacturing, che attualmente sta iniziando a beneficiare degli strumenti governativi di supporto, voglio essere positivo, e credere in un rimbalzo dei consumi che porterà a tornare a valori simili a quelli prima del lock-down.

Restano poi alcune filiere, quali quelle dell’alimentare, che invece in questo periodo stanno quasi crescendo, essendo tra le uniche a offrire, insieme al farmaceutico e alle telecomunicazioni, un servizio fondamentale.

Per compensare, almeno in parte, la crisi delle piccole e medie imprese, sicuramente andranno stanziati più fondi dal governo, come per esempio ha fatto il governo tedesco per le proprie imprese, e data ampia disponibilità degli ammortizzatori sociali. 

Si evidenzia in tutto ciò una tendenza, che già era presente prima, ma forse sottovalutata, ovvero la necessità di automazione nella produzione e nella logistica, che in momenti come questo ha consentito ad alcune aziende chiave di continuare a lavorare. Ciò va sempre letto non come una diminuzione necessaria dei posti di lavoro, bensì come una “remotizzazione” del lavoro, anche tramite la digitalizzazione dei processi (di cui anche l’Industrial Internet of Things), che permetta per esempio di non essere direttamente sulla linea per garantirne il funzionamento.

 

C’è chi sostiene che anche il prossimo anno patirà le conseguenze della pandemia; c’è chi dice, invece, che ci sarà una sorta di boom economico post-bellico. Qual è la sua opinione?

Storicamente, le pandemie hanno portato, a distanza di alcuni mesi dal termine, a un rimbalzo positivo dell’economia. Ciò in parte si sta già vedendo sulle borse cinesi, che a termine lock-down sono schizzate mediamente in alto, e costituendo la Cina circa un quarto dell’economia globale non è cosa da poco.

La vera domanda, al di là di quelle più scientifiche relative al comportamento nel futuro di questo virus, è quale sarà il ritardo nella ripresa dell’economia, parliamo di trimestri, semestri o anni? In funzione di questa risposta, che onestamente mi è impossibile immaginare adesso, sapremo quante aziende avranno resistito nel frattempo.

Ritorno però sullo spirito di adattamento dell’uomo che è innato e che sicuramente ci porterà, nel caso di una lunga attesa prima dell’inevitabile ripresa economica, a cambiare i paradigmi vita-lavoro. Allora ci accorgeremo che alcune cose, di cui almeno per un po’ di tempo dovremo fare a meno, non erano poi così irrinunciabili come pensavamo prima.

 

Torniamo a KUKA. Cosa sta facendo per i propri clienti che ancora stanno lavorando, con particolare riferimento ad assistenza e servizi?

KUKA, come dicevo, è al cento per cento operativa in Smart Working, assistendo da remoto i clienti che hanno problemi tecnici e, laddove possibile, anche fisicamente, specie sulle filiere produttive necessarie; così come siamo operativi a livello commerciale, forse potendo garantire ai nostri clienti delle risposte ancor più veloci. 

Vista la maggiore disponibilità in home office dei nostri clienti abbiamo predisposto vari corsi in aula virtuale, webinar su specifiche tecnologie KUKA che si terranno dal vivo nelle prossime settimane, su piattaforme web, così come degli eLearning scaricabili in ogni momento.

Queste iniziative hanno riscosso notevole successo presso i nostri clienti, ma anche verso coloro che si vogliono semplicemente informare sul mondo della robotica e sulle tecnologie ad esso collegate.

 

Quali sono le azioni che il vostro Gruppo intraprenderà immediatamente finita l’emergenza a sostegno dei propri clienti?

Il gruppo KUKA sta attualmente garantendo i livelli produttivi precedenti in Germania, con le necessarie precauzioni ovviamente, poiché la richiesta di robot da parte dei nostri integratori e costruttori di macchine non si è fermata, anche in previsione di una ripresa dell’economia. Pertanto, la prima azione è stata garantire questo tasso produttivo.

Ci sarà una crescente richiesta di “autonomia” degli impianti che dovranno essere, per quanto spiegavo prima, sempre più in grado di funzionare senza la presenza umana, pertanto l’impegno sarà anche tecnologico, nello sviluppo di soluzioni, sia hardware che software, che garantiscano ciò.

Il denominatore comune sarà quello di stare ancor più vicini ai nostri clienti e alle loro esigenze, il successo nella ripresa sarà fare squadra, più che mai.

Vista la rapida e costante evoluzione degli avvenimenti, facciamo presente ai nostri lettori che la presente intervista è stata realizzata il giorno 2 aprile 2020

di Fabio Chiavieri

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