Automazione 4.0 rivoluzione industriale o culturale?

Oltre 90 partecipanti alla tavola rotonda “Automazione 4.0: il futuro è già qui?” tenutasi a Milano lo scorso gennaio nella sede ANIE.

Se la crisi ancora morde, l’automazione unitamente all’innovazione tecnologica pone delle soluzioni. Il modo ormai sorpassato di fare impresa sta lasciando il posto alla Fabbrica Intelligente, ovvero la strada corretta che il mondo manifatturiero italiano deve intraprendere verso nuovi sistemi produttivi, processi/ tecnologie. Un cambio epocale – non per nulla si parla di quarta rivoluzione industriale – in cui l’automazione gioca un ruolo importante.

SPS Italia, in collaborazione con ANIE Automazione, ha organizzato la tavola rotonda “Automazione 4.0: il futuro è già qui?”, che ha letteralmente catturato l’attenzione del folto pubblico, composto da oltre 90 partecipanti tra giornalisti e imprese. Industrie 4.0 è un tema estremamente attuale e attrattivo, un fenomeno nato in Germania ma che velocemente si sta sviluppando in Italia che, non dimentichiamoci, resta il secondo mercato europeo e uno dei primi mercati mondiali per l’automazione industriale. Obiettivo dell’incontro far comprendere come affrontare un progetto di trasformazione aziendale di questa portata con un’adeguata scalabilità. Gli imprenditori devono poter operare investimenti graduali e tali da rendere possibile un riscontro oggettivo dei vantaggi derivanti da una più profonda integrazione dei processi produttivi e una interazione diretta fra le singole macchine. Per questo è importante capire quale sia lo stato dell’arte del settore nel nostro Paese e quali siano le reali opportunità offerte dalla tecnologia e il loro livello di implementazione. Conoscere Industrie 4.0 è fondamentale per definire i possibili investimenti finalizzati a guadagnare o recuperare competitività sul piano dei mercati internazionali, ma anche per colmare quanto prima il gap tecnologico che le PMI rischiano di accumulare nei confronti delle Grandi Aziende, più portate a investire nel tempo e a cercare sempre percorsi innovativi. Hanno partecipato relatori provenienti dalle maggiori realtà del settore manifatturiero, che hanno presentato le esperienze maturate in azienda e si sono confrontati sulle opportunità e i vantaggi derivanti da questo nuovo approccio, che favorisce l’interazione fra macchina e macchina e rende possibile una manutenzione preventiva e flessibilità totale nella realizzazione dei prodotti: Marino Crippa – Bosch Rexroth; Mirco Masa – CEFRIEL; Arturo Baroncelli – Comau; Riccardo Colzi – Eli Lilly Italia; Oronzo Lucia – Fameccanica.Data; Roberto Siccardi – Festo; Vincenzo Pascariello – Lavazza; Giambattista Gruosso – Politecnico di Milano; Luca Bogo – Pilz; Roberto Motta – Rockwell Automation; Riccardo Necchi – Sidel e Giuliano Busetto – Siemens.

Con la moderazione di Andrea Cabrini, direttore Class CNBC.

 

La sfida del Digital Manufacturing

«L’attenzione da parte delle aziende al concetto di Industrie 4.0 c’è ed è molta. Abbiamo di fronte, tuttavia, un percorso molto lungo che richiede idee ben chiare sulle prospettive e gli obiettivi che vogliamo raggiungere. In fondo è un vero e proprio cambio di mentalità» dice Giuliano Busetto Presidente di ANIE Automazione e Industry Sector CEO di Siemens Italia.

Industria 4.0 significa anche condivisione tra Industria, Ricerca e Governo: ma è un sistema replicabile anche in Italia?

«È un tema legato alla digitalizzazione del Paese oltre che delle imprese, per questo si dialoga molto con le Istituzioni. In che modo influirà sulla crescita dell’Italia non è facile da dirsi, certamente la digitalizzazione porterà solo benefici» replica Bosetto.

Per molte realtà industriali Industria 4.0 è già in atto come dice Riccardo Necchi di Sidel azienda che realizza impianti di imbottigliamento: «La tendenza si riflette nelle richieste dei nostri clienti che chiedono impianti sempre più intelligenti, flessibili e un livello di servizio sempre più elevato già all’atto della vendita. I dati delle macchine sono importanti ma devono essere condivisi dal cliente che ne è proprietario, per questo si parla di cambio di mentalità».

«Industrie4.0 segue il concetto di Smart manufacturing che implica la gestione intelligente dei dati ovvero dell’integrazione tra produzione e IT. Oggi i temi sono maturi perché ci sono a disposizione le tecnologie corrette» sottolinea Roberto Motta di Rockwell Automation.

Che la strada sia ancora in salita lo dimostra uno studio proveniente dagli Stati Uniti dove emerge che solo il 14% delle aziende può davvero dire di aver raggiunto la perfetta integrazione tra OT e IT.

Lorenzo Lucia di Fameccanica Data pone l’attenzione sul cambio culturale «è certamente corretto parlare di Industria o Automazione 4.0, ma sarebbe ancora più importante parlare di Progettazione 4.0 perché i risultati si possono raggiungere solo se cambia anche il modo di impostare il progetto e ciò implica un cambiamento culturale all’interno delle aziende stesse. Il concetto della Fabbrica Automatica è presente già da molti anni, ma gli strumenti di una volta non erano sufficienti; oggi le cose sono totalmente diverse, ma la difficoltà è spesso legata alla capacità di comprensione e utilizzo dei nuovi strumenti».

Vincenzo Pascariello di Lavazza è d’accordo sul tema della progettazione ma pone l’attenzione sulla carenza di modelli da seguire «è molto dispendioso in termini di risorse e tempo dover affrontare il tema dell’integrazione con svariati fornitori di macchine partendo ogni volta da zero. È un’attività che ci distoglie dal nostro core business. In questo senso credo che Università e Ricerca possano darci una grossa mano».

Pilz è un’azienda tedesca tra quelle chiamate a definire le linee guida di Industrie 4.0. Dice Luca Bogo di Pilz: «in questo ambito siamo ovviamente molto attivi, lavorando a stretto contatto con molti clienti di diverse dimensioni per sottolineare il fatto che la Fabbrica Intelligente non è orientata solo ad aziende di grosse dimensioni. Il tema della sicurezza uomo-macchina è noto da molti anni al mondo dell’automazione, mentre non si può dire altrettanto della sicurezza dei dati, tema invece molto enfatizzato da Industria 4.0. A questo discorso se ne affianca un altro molto delicato che è quello della privacy».

Riccardo Cozzi porta l’esperienza di un’azienda farmaceutica, la Eli Lilly, per la quale il trattamento dei dati è di fondamentale importanza: «il nostro settore è soggetto a molte normative per cui i processi che adottiamo sono particolarmente rigidi. Siamo molto concentrati sui dati perché la tracciabilità dei nostri prodotti è basilare; i dati devono essere sempre disponibili e per lunghi periodi di tempo. La generazione di dati elettronici e la loro gestione deve avvenire a tutti i livelli sia che vengano dal processo di produzione, dal laboratorio di controllo qualità, dalle aree di stoccaggio ecc. In questo momento pertanto la tracciatura è il progetto sul quale stiamo molto insistendo».

«Il grande vantaggio di Internet of Things – interviene Arturo Baroncelli di Comau – consiste nel fatto di avere dei pacchetti di informazioni direttamente sull’oggetto con evidenti benefici in termini di qualità, durata della vita e tracciabilità dell’oggetto stesso».

Marino Crippa di Bosch Rexroth individua nell’integrazione tra uomo e macchina sfruttando le potenzialità di Internet, la vera innovazione, sempre nell’ottica di ottimizzare il processo produttivo e la qualità del prodotto finale.

Non è solo la tecnologia che guida il cambiamento, ma soprattutto un mercato che ha cambiato le sue regole. La produzione deve rispondere in modo sempre più flessibile agli alti e bassi del mercato e con soluzioni sempre più personalizzate.

Dice il prof. Giambattista Gruosso del Politecnico di Milano: «il punto di partenza di questo nuovo modo di vedere la fabbrica è il prodotto. Oggi l’esigenza nasce dal cuore dell’Europa perché essa ha bisogno di ridare competitività al settore manifatturiero offrendo servizi nuovi. Oggi le aziende ci chiedono quale valore aggiunto possono dare al loro prodotto, quindi, produrre qualcosa che si differenzi dagli altri. In questo senso le nuove tecnologie sono di grande supporto. L’attività di ricerca del Politecnico è dare vita a questi nuovi prodotti, manutenzione predittiva e progettazione ottimizzata su tutti».

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