Cambiare marcia con l’export

Nonostante i buoni risultati degli ultimi anni, l’export dei macchinari italiani potrebbe andare ancora meglio.

Sarà bella  la moda, ma i macchinari piacciono di più. La prima, infatti, vale solo il 7% dell’export italiano nel mondo mentre i secondi valgono complessivamente – dato 2014 – 74 miliardi di euro di export, quasi tre volte il valore complessivo del comparto alimentare che in compenso vanta un’immagine  e una crescita decisamente superiore. Questa è un po’ la sintesi della ricerca Sace, anticipata da Affari&Finanza, che stabilisce in 12 miliardi di euro il costo di una inadeguata, o meglio non sufficiente, strategia di marketing e cooperazione tra imprese. Certo, perché sotto l’aspetto qualitativo i nostri macchinari e i servizi a essi legati, con particolare riferimento alle macchine utensili (uno dei comparti di punta che ha visto l’export crescere mediamente negli ultimi 5 anni di quasi il 6%) sono di qualità assoluta. Eliminata, o comunque non così influente, la competitività sui prezzi di tipo cinese quali sono le cause che frenano la maggior crescita dell’export? Certamente la struttura ancora troppo piccola delle nostro imprese per essere presente in modo massiccio e capillare nel mondo, ma anche gli strascichi della crisi finanziaria e la difficoltà di avere chiare prospettive all’orizzonte fanno la sua parte. A tutto ciò si somma una strategia di marketing ben diversa e quindi meno efficace di quella adottata in altri settori, uno su tutti quello alimentare, in grado, oltretutto, di “fare sistema” organizzando la filiera produttiva anche per promuovere l’immagine del made in Italy (o made by italians come dice Ucimu). Già, nota dolente, tipicamente italiana, quella di non saper fare sistema che, sempre secondo l’indagine paghiamo a caro prezzo. Restando nell’ambito a noi caro delle macchine utensili le occasioni di export mancate riguardano quelle con paesi quali Stati Uniti, Corea del Sud, Thailandia, Canada e Repubblica Ceca che hanno importato questi mezzi di produzione con tassi superiori al 10%, ma questo discorso è valido anche per altri comparti.

Saper fare sistema valorizzando le proprie capacità produttive è dunque davvero molto importante, e in questo contesto lo Stato non può esimersi dal fare la sua parte. Le aziende italiane devono poter operare nei vari paesi del mondo consci di avere una struttura Paese forte alle spalle, ma allo stesso tempo devono saper cooperare cedendo, in taluni casi, un po’ della propria sovranità. Nello sport si vince con il gioco di squadra, oppure, se  si gioca da soli (come il tennista) il lavoro svolto in team prima della gara è ugualmente fondamentale.

Se volete inviare un vostro commento scrivete pure a: fabio.chiavieri@ammonitore.it

 

 

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