Famiglie come imprese

di Fabio Chiavieri

La digitalizzazione è destinata a far parlare di sé ancora per molto tempo. Dopo avere di fatto modificato il nostro modo di vivere si appresta a cambiare anche il nostro modo di lavorare. L’industria digitale, pronta ad assecondare i dettami di Industria 4.0 di cui è il filo conduttore, preme perché la manifattura italiana porti a termine questa grande trasformazione per ora prerogativa di aziende più grandi e strutturate. Il problema non è solo del nostro paese, infatti, un recente studio condotto dalla società tedesca di consulenza strategica Roland-Berger ha sottolineato che in Germania i due terzi delle piccole e medie imprese (che generalmente sono più grandi delle nostre Pmi) ha una bassa propensione al mondo digitale e solo la metà delle interpellate dice di volersi perlomeno avvicinare. Se questa è la situazione dei nostri principali concorrenti, immersa comunque in una sistema paese che dà sempre delle precise linee guida, mi viene da pensare che in Italia le cose non vadano molto meglio. Chiaramente c’è settore e settore.

Il comparto della Meccanica italiana, che rimane pur sempre un’eccellenza mondiale, prima di tuffarsi a capofitto nell’Industria 4.0, dovrebbe porsi alcune domande sui dati relativi all’indagine sul parco macchine utensili installate nel nostro paese condotta da Ucimu – Sistemi per Produrre.

Pare che l’età media dei macchinari di produzione presenti nelle imprese metalmeccaniche del paese è risultata la più alta mai registrata da 40 anni a questa parte. Un tendenza che va di pari passo con la denatalità che sta colpendo l’Italia (solo 488 mila nascite nel 2015), d’altronde, come diceva una vecchia canzone “chi non lavora non fa l’amore”. Lo ha detto – con parole meno poetiche – anche l’Istat: “Così come per le aziende produttive, la mancanza di aspettative positive costituisce un freno agli investimenti, così le difficoltà (soprattutto lavorative e abitative) oggi incontrate dalle giovani coppie rallentano la progettualità genitoriale”. Una tendenza che, viceversa, non va per nulla d’accordo con quelle che sono le esigenze di un mercato che si sta spostando dalla “produzione di massa” alla “personalizzazione di massa” (argomento che affrontiamo nell’inchiesta di questo numero de L’Ammonitore).

Ma il processo di personalizzazione del prodotto è reso possibile grazie agli investimenti in nuove tecnologie produttive più flessibili e performanti, unitamente – a questo punto sì – a un maggior livello sia di automazione che di digitalizzazione.

fabio.chiavieri@ammonitore.it

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