La crescita di CMZ sul mercato italiano

CMZ Italia continua la sua ascesa sul mercato con torni di alta qualità.

Prosegue con ottimi risultati il cammino di CMZ Italia verso la sempre più consolidata conoscenza del proprio marchio sul territorio italiano. La partecipazione alle principali fiere del settore, gli eventi organizzati presso la sede di Magnago in provincia di Milano, il prodotto di qualità sono gli ingredienti vincenti che stanno spingendo l’azienda spagnola produttrice di torni a conquistare la fiducia di nuovi clienti italiani.

Di questo e anche di come sono andate le cose alla recente edizione milanese di EMO, ne abbiamo parlato con Paolo Paccagnini che di CMZ Italia è l’Amministratore delegato.

Incominciamo dalla fiera mondiale della macchina utensile tenutasi a Milano lo scorso ottobre, evento preceduto pochi giorni prima da un’open house CMZ Italia. “All’ottimo livello organizzativo e di presenze degli espositori, essendo presenti quasi tutti i principali costruttori mondiali di macchine utensili, si è contrapposta a mio avviso una certa dispersione dei padiglioni che ha reso complicata la visita ai visitatori che, probabilmente, hanno potuto vedere solo una piccola parte di ciò che gli interessava. E questo ha condizionato molto anche la visibilità delle aziende espositrici in base al posizionamento dello stand” dice Paccagnini.

Alla luce di questo, come giudica la partecipazione di CMZ a EMO Milano 2015?

Proprio per ciò che ho appena detto la nostra partecipazione, seppure molto positiva, è stata un po’ penalizzata tenendo conto che CMZ sta investendo molto per far conoscere sempre di più il proprio brand sia in Italia che in Europa grazie al lavoro intenso che stanno facendo tutte le filiali da dieci anni a questa parte. A livello tecnologico ho notato delle importanti novità sotto l’aspetto del controllo numerico e di software per la gestione del processo di lavorazione, studiate per fare in modo che la programmazione e il controllo dei cicli di lavoro siano sempre più semplici, precisi e veloci. Ciò significa che l’attenzione si sta spostando verso la qualità e la precisione delle lavorazioni più che sulla rapidità dell’esecuzione della lavorazione stessa, assecondando, al contempo, l’esigenza della grande maggioranza degli utilizzatori italiani che necessitano di macchine utensili flessibili facili da programmare e attrezzare.

Molti hanno fatto riferimento a EMO 2015 come a una manifestazione a carattere fortemente internazionale come da tempo non si vedeva a Milano. E’ anche lei dello stesso parere?

Devo dire di sì, in partcolare a inizio settimana abbiamo visto un folto numero di visitatori Tedeschi, Francesi, Cinesi e dei Paesi dell’Est mentre gli italiani sono arrivati in massa negli ultimi due giorni di fiera.

Quali prodotti hanno attirato maggiormente l’attenzione al vostro stand?

Ha colpito molto l’intera gamma più che il singolo tornio, perché essendo una realtà piuttosto nuova, la fiera rappresenta l’occasione giusta per vedere di persona  le caratteristiche tecniche e costruttive dei nostri torni, peculiarità che hanno radici in un periodo in cui la qualità del prodotto contava molto di più del prezzo. Oggi, perciò che noto in giro,  il mercato sta portando le aziende a fare prima il prezzo e attorno a questo realizzare il prodotto.

Secondo i dati di preconsuntivo 2015 forniti da Ucimu il consumo interno di macchine utensili continua la sua forte ascesa, è anche la vostra sensazione?

Certamente il mercato italiano è in ripresa rispetto al recente passato, ma la crescita di CMZ Italia non è da imputare a nuovi clienti quanto a un fetta di mercato che siamo riusciti a erodere alla concorrenza. Il vero problema delle aziende italiane è la difficoltà ancora evidente di accesso al credito o comunque di accedere al credito con una facilità accettabile e questo è davvero penalizzante in quanto le imprese non sono libere di scegliere la macchina utensile che hanno reputato idonea alle loro necessità, adattandosi al prodotto che  l’azienda venditrice è anche in grado di finanzare come possono fare le società commerciali ma non la maggior parte dei costruttori.

 

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