L’Ammonitore di gennaio

L’Editoriale di Fabio Chiavieri 

Meno nero del previsto

Il 2020 è ripartito all’insegna delle incertezze politiche internazionali che, come sappiamo, non fanno certo bene all’economia reale. Tutto questo fa pensare che la frenata seppur contenuta del comparto manifatturiero italiano di cui fa parte anche il settore delle macchine utensili, robot e automazione, iniziata nel 2019, non si interromperà nemmeno nell’anno appena iniziato. Dubbi confermati da UCIMU-Sistemi per Produrre durante la conferenza stampa dello scorso dicembre da cui sono emersi due dati fondamentali.

Il primo è che, a fronte di un evidente calo della produzione nel 2019 e della previsione ancora negativa per il 2020, i valori a cui si viaggia sono in ogni caso molto vicini a quelli del 2017 che fu un anno assolutamente buono. Questo significa che le misure per incentivare le imprese a portarsi sulla via della digitalizzazione hanno dato i risultati sperati, ragion per cui, ora è possibile parlare di livelli di normalità piuttosto che di vera e propria crisi del settore.  

Il secondo punto, su cui si giocherà ancora la partita della competitività delle aziende italiane, è la presa di coscienza da parte delle autorità di governo che il processo di rinnovamento dell’industria manifatturiera italiana e la trasformazione anche in chiave digitale degli impianti produttivi non sono certo esauriti

Prova ne sono le nuove misure per l’innovazione previste dal Governo, condensate in tre crediti d’imposta ricapitolati anche dal Presidente di UCIMU Massimo Carboniero: attività di ricerca e sviluppo; aliquota del 6% per l’acquisto di nuovi beni strumentali, applicabile a investimenti fino a un tetto massimo pari a 2 milioni di euro;  per acquisto di beni 4.0, la cui aliquota è del 40% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro e del 20% per investimenti di valore compreso tra i 2,5 e i 10 milioni di euro. 

A preoccupare i costruttori di macchine utensili è la costante estemporaneità di questi provvedimenti i quali meriterebbero un carattere più strutturato e di lungo periodo che non lo stretto giro di una legge di bilancio che, peraltro, non tende a confermare le regole precedenti ma a creare nuovi parametri di accesso con il rischio di creare confusione nelle aziende abituate ai meccanismi dei precedenti provvedimenti.

 

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