Più di 400 dirigenti industriali e funzionari di governo hanno partecipato al seminario con lo scopo di valutare se i criteri adottati per gli attuali metodi di produzione rappresentino la via verso la soluzione alla crisi economica globale, quale potrebbe essere il futuro della produzione manifatturiera, e se il mondo della finanza, quello industriale e quello politico troveranno una intesa per una collaborazione che garantisca vantaggi agli operatori del settore.
L’evento è stato sostenuto dalla Commissione Europea e da Intelligent Manufacturing Systems (IMS) internazionali, con l’auspicio che questo Forum diventi il principale evento globale di ogni anno a venire.
Il Forum dedicato ai sistemi di produzione dell’industria manifatturiera mondiale si è tenuto per la prima volta nel maggio 2011 a Cernobbio, sul Lago di Como, e ha contribuito a facilitare il dialogo tanto necessario tra la politica, l’industria e la tecnologia.
La terza sessione del Forum si terrà nell’Ottobre 2013 a Washington, DC.

Politiche intelligenti per l’innovazione della produzione globale
Il contesto economico internazionale ha subito un cambiamento drammatico negli ultimi dieci anni. L’aspetto demografico, la tecnologia, la reperibilità delle materie prime e le competenze umane sono, e saranno, i fattori chiave di una sempre più indispensabile innovazione.
Nell’industria manifatturiera in particolare sono sempre più evidenti le conseguenze di una crisi sopraggiunta in un momento estremamente delicato ovvero nel pieno di un processo di globalizzazione nel corso del quale si è manifestata una crescente competizione determinata dalla scarsa reperibilità di energia e materie prime, e nuovi criteri di stima del valore del prodotto.
È senza dubbio doveroso riconoscere che l’industria manifatturiera è il motore per la crescita economica globale e per lo sviluppo sostenibile, ma che oggi, e in un futuro ormai già alle porte, sia i criteri alla base del processo di crescita che i criteri alla base dello sviluppo, non possono prescindere dalle condizioni ambientali sia nelle aziende sia nei contesti territoriali nei quali esse si sviluppano, e che se affrontati con senso pratico e lungimiranza anziché generare complessi fenomeni causa di recessione, possono essere di stimolo per molte sfide e nuove opportunità.
La maggiore facilità nella comunicazione e nei trasporti ha permesso una maggiore possibilità di copertura di tutte le aree del globo favorendo interscambi di ogni genere, e nel nostro caso di scambi di manufatti, in un contesto “globale”.
Ciò ha favorito la competitività tra realtà produttive di tutti i continenti, da quello Europeo a quello Americano (nord e sud) a quello Asiatico nei quali un ruolo determinante hanno assunto alcuni (per ora) paesi emergenti quali Brasile, Russia, India e Cina. Per identificare queste realtà ormai non più nuove si sono scelte le iniziali di ogni paese cosicché BRIC è divenuta la sigla che comprende questo gruppo di nuove potenze industriali.
E mentre nei paesi OCSE si sono mantenuti alti livelli di spesa destinata alla ricerca scientifica e tecnologica, le economie BRIC stanno eguagliando questo rapporto in tempi decisamente rapidi.
Anche i governi sembrano essere interessati a mettere in atto politiche adeguate per aiutare le loro industrie e cogliere le nuove opportunità di innovazione.
L’evento 2012 mirava a facilitare un dialogo efficace tra gli imprenditori e i governi con l’obiettivo di esplorare le sfide per l’innovazione di produzione nel contesto di opzioni politiche responsabili.
I relatori sono stati invitati a dare indicazioni per moderare le preoccupazioni circa il “business globale”, la gestione delle risorse strategiche e di struttura, e come i governi possano intervenire per sostenere l’innovazione dei sistemi di “produzione globale” aumentando la sostenibilità delle iniziative commerciali e finanziarie riducendo il rischio di conflitti, attraverso il dialogo efficace che favorisca una maggiore cooperazione internazionale.
Il termine sul quale si è concentrata l’attenzione di quasi tutti i relatori è “sviluppo sostenibile” e per chiarirne il significato è necessario considerare aspetti divenuti imprescindibili nel rapporto tra le competenze umane, la disponibilità delle risorse, la salvaguardia dell’ambiente, la qualità dei prodotti e la qualità della vita.
“Sostenibile” è stato il termine guida adottato durante tutto il forum; sostenibile è tutto ciò che contribuisce a limitare in primo luogo gli sprechi, e comunque ogni progetto, ogni attività che permettano di contenere i consumi di materie prime rispettando l’ambiente.
Prendendo spunto dalle informazioni che i relatori hanno indirizzato a tutti i partecipanti dell’industria, della finanza e della politica, senza peraltro sostituirci ad essi, si ritiene dovere del cronista riferirne gli elementi salienti.

Impatto demografico
L’elemento centrale nei confronti del quale il Forum ha indirizzato il proprio interesse è l’uomo.
Attorno all’essere umano, posto al centro di interessi finanziari, industriali e commerciali, si sviluppano attività manifatturiere che garantiscono alla maggior parte delle nazioni industrializzate, e presto anche a quelle in via di sviluppo, di reperire circa il 75% delle risorse economiche per assicurare tutele e servizi. L’entità delle persone coinvolte dall’industria manifatturiera è di circa il 20% del totale degli abitanti delle aree prese in considerazione. Ancora una volta, se mai ve ne fosse la necessità, si conferma quella teoria di Pareto (80/20) alla quale i più accreditati ricercatori di marketing hanno attribuito valenza universale; essi ritengono che laddove questa teoria non avesse conferma, molto probabilmente si dovrebbero considerare parametri di riferimento più attendibili.
Pensare quindi di potere erogare le stesse tutele e gli stessi servizi con una industria manifatturiera in continua crisi è assolutamente irreale.
Un altro elemento determinante emerso nel corso del Forum è la stima che in un futuro non lontano (2 o 3 decenni) le aspettative di vita nei paesi maggiormente industrializzati possa essere di circa 105 anni. E di conseguenza la crescita demografica a livello globale assumerà una tendenza esponenziale, almeno fino ad allora.
La conseguenza logica a tutto ciò è che la necessità di materie prime, se non interverranno nuove iniziative in campo industriale, finanziario e politico, sarà destinata ad aumentare e di conseguenza il rapporto tra domanda e offerta assumerà livelli di sproporzione tale che genererà imprevedibili aumenti dei prezzi e carenza a livello generale; quandanche vi fosse disponibilità di denaro, non potrà esservi materia prima disponibile per tutti.
Inoltre ognuno si aspetterà, come è giusto che sia, di avere una vita ed una vecchiaia dignitosa ovvero ogni responsabile coinvolto nel settore dei servizi, soprattutto quelli sociali, avrà la responsabilità di agire affinché i servizi e le tutele che ognuno si aspetta possano essere dignitosamente e razionalmente erogati.
Ma nessuno potrà garantire nulla senza una adeguata disponibilità di risorse siano esse materie prime o risorse economiche per garantire una adeguata o dignitosa assistenza sociosanitaria; quindi “l’umanità” sarà destinata a lavorare per un periodo maggiore, ed in particolare nell’industria manifatturiera che permette di generare quel “quasi” 80% di ricchezza da destinare ai servizi.
Per quanto sia logico supporre che in futuro si possa invecchiare meglio grazie ai progressi della medicina, non si può escludere che anche invecchiando bene si perda una certa percentuale di capacita psico-fisico-motoria indispensabile per compiere con assoluta efficienza i compiti che caratterizzano l’intervento dell’uomo. È l’uomo infatti che con la sua preparazione professionale, la sua capacità di ragionare contribuisce ad aggiungere qualità e valore al prodotto.
Per suffragare la validità di queste previsioni nonché dare prova della sensibilità che una buona parte delle industrie manifatturiere non stia solo pensando o sognando ma stia agendo costruttivamente a quanto detto, si sono condotte visite presso alcune tra le maggiori aziende manifatturiere site nelle aree immediatamente adiacenti al comune dei Stoccarda, dove azioni miranti ad affrontare il futuro ipotizzato da studiosi e ricercatori sono già in atto.

Automazione e competenze umane
Presso Festo di Esslingen, sono state illustrate dal Prof. Christoph Hanisch (coordinatore per la ricerca in Europa), dal Dott. Nico Pastewski (responsabile delle tecnologie innovative) e del Sig. Elias Knubben (responsabile dei progetti di tecnologie bioniche), i risultati raggiunti per permettere una maggiore, razionale ed efficiente integrazione tra uomo e robot; mettendo bene in evidenza che con il termine “integrazione” si evita di sostituire l’uomo con il robot.
Per recuperare anche solo una parte della funzionalità di una estremità del corpo (in questo caso umano) è stata presentato un prototipo di “mano bionica” la quale, indossata come un guanto e fornita di sensori, può essere tarata al punto di garantire la parte di forza umana non più disponibile a prescindere dalle cause che ne hanno generato il limite.
Questo prototipo di mano bionica è stato poi integrato con un rilevatore del movimento del braccio ampliando l’utilizzo della funzionalità del sistema al fine di riprodurre tutte le funzioni di un arto umano. Ciò consente di riprodurre un movimento in zone diverse, monitorando le azioni attraverso una superficie trasparente oppure attraverso un monitor e rendere possibile, per esempio, la manipolazione di sostanze o oggetti in ambienti sterili.
L’uomo rimane al centro del progetto, gestore delle azioni ragionate, responsabile del processo, in condizioni tali da sostituire un robot (anziché essere da esso sostituito) che per quanto evoluto non potrebbe compiere con la stessa lucidità ciò che un essere umano può compiere.
Un altro esempio è stato dato presentando un prototipo di manipolatore assai simile alla proboscide di un elefante alla cui estremità un dispositivo prensile tridattile con possibilità di tarare la forza di presa ed un rilevatore per l’identificazione delle forme e dei codici, permettono la manipolazione e la movimentazione di oggetti anche attraverso segnali vocali.
Un altro significativo risultato della ricerca presentato in occasione della visita e non meno sorprendente delle precedenti, è la possibilità di elaborare gli impulsi cerebrali trasformandoli in movimento meccanico. In questo caso risultati al limite dell’incredibile hanno mostrato come un essere umano, benché si possa ipotizzare del tutto privo di ogni funzionalità fisica, ma in grado di ragionare, possa gestire un movimento meccanico.

Disponibilità di materie prime e di risorse energetiche
Nel corso della visita presso lo stabilimento Bosch di Feuerbach, il Vice Presidente Esecutivo Sig. Werner Müller ha illustrato gli obiettivi del gruppo che nel 2011 ha registrato un fatturato di 51.494 milioni di Euro, e che ad oggi occupa circa 302.500 dipendenti che contribuiscono alla realizzazione di 170.000 pompe a iniezione per motori diesel al giorno.
Dai dati di cui sopra, tra i tanti a disposizione, ci si aspetterebbe di visitare una unità produttiva basata su un sistema di produzione ad altissima automazione; poche persone che assistono ad una prestazione di automatismi ad altissima efficienza.
Sorprendentemente invece l’intervento dei sistemi automatici è limitato all’indispensabile, e per Bosch “l’indispensabile” sono quelle operazione di routine ripetitive e difficilmente eguagliabili in regolarità e convenienza dalla prestazione umana, come per esempio stringere viti con una coppia meccanica regolare e costante, spostare pezzi destinati all’assemblaggio con regolarità nei tempi e precisione nelle posizioni.
Per quanto concerne la totalità delle fasi di assemblaggio, controllo e regolazione di ogni singola pompa, tutto deve essere compiuto dall’uomo.
«La ragione – dice Müller – dipende dal fatto che gli utenti di questi prodotti non ammettono vi siano anomalie funzionali» per cui le pompe, che ad oggi generano pressioni di iniezione del carburante fino a 2.000 bar mentre sono in fase di sviluppo pompe ad iniezione in grado di generare pressioni fino a 2.500 bar, sono controllate, collaudate e identificate in ogni particolare, persino nell’orientazione radiale dell’albero di trasmissione del moto, per il 100%.
Inoltre, data la delicatezza del sistema di funzionamento della pompa, tutte le operazioni, dal primo pezzo assemblato all’ultimo controllo, sono eseguite in ambiente sterile.
Per produrre a queste condizioni è necessario avere a disposizione personale preparato, ed in Bosch Feuerbach vengono educati, per un periodo di 2/3 anni, ragazzi di età compresa tra i 15 e 20 anni seguendo un modello nazionale adottato in Germania che prevede un sistema di educazione professionale “Dual system”, ovvero la possibilità di agire in parallelo con le strutture didattiche affinché in età scolare si possa intervenire anche permettendo una esperienza professionale diretta. Circa 1000 ragazzi sono oggi coinvolti in questo programma educativo presso Bosch Feuerbach.
Inoltre a 400 dipendenti che si avviano al pensionamento, viene offerta la possibilità di cooperare per la formazione del personale in ogni sede produttiva Bosch nazionale o estera.
«Il risultato di una strategia aziendale di questo genere – prosegue Müller – permette di attivare una nuova linea di produzione, o di ristrutturate una linea per la produzione di un nuovo particolare, in un tempo massimo di 4 settimane».
Dal 2000 ad oggi, la produzione di pompe ad iniezione Bosch ad alta pressione ha contribuito a ridurre le emissioni di CO2 del 25%, di ridurre i consumi di carburante del 30%, e di aumentare del 50% la coppia motrice di un motore diesel .
Per quanto riguarda i consumi di energia, in tutti gli stabilimenti vengono date indicazioni per il raggiungimento di obiettivi di riduzioni di utilizzo di energia. Lo stabilimento guida di Feuerbach ha realizzato nel 2011 un risparmio di energia di 21.893 MWatt rispetto all’anno precedente; mentre l’obiettivo 2012 è di ridurre i consumi di 83.000 MWatt rispetto a quanto consumato nel 2012.
Tutto il gruppo è impegnato a ridurre emissione di CO2 del 15% nel 2012 rispetto al 2011, e del 20% nel 2020 rispetto alle emissioni del 2012.
A tutto ciò contribuiscono tra le tante iniziative, gli investimenti di macchinari secondo un rigido protocollo aziendale che definisce l’acquisto in funzione della classe energetica, oppure la razionale distribuzione di energia alle unità operative o singole macchine in funzionamento.

Qualità del prodotto e ricerca
Presso le aziende Kercher di Winnenden, Harro Hoflinger di Allmersbach im Tal e Trumpf di Ditzingen si è potuto rilevare quale strategia aziendale sia stata adottata per mantenere un alto grado di competitività nei confronti di una concorrenza favorita dal fenomeno della integrazione globale delle produzioni.
Kercher fu fondata nel 1935 per la produzioni di apparecchiature per il riscaldamento per automezzi, per aerei e per la produzione di cucine; tutto comprensibilmente all’insegna della produzione di calore. Tuttavia per mantenere produttiva una realtà che oggi conta circa 9.000 dipendenti ed un fatturato di circa 1.700 milioni di Euro, notevole attenzione è stata rivolta al settore della ricerca e dello sviluppo per il quale ancora oggi si destina circa il 6% delle risorse aziendali. Il risultato di questa strategia che definiremo di Marketing aziendale ha portato Kercher a produrre sistemi per la pulizia, per la irrigazione e non solo.
Ma l’azienda ha fatto del processo di innovazione la sua arma vincente e i dati relativi allo sviluppo aziendale dal 1935 a oggi lo dimostrano. Vediamo i fatti: dal 2011 ad oggi sono stati approvati 424 brevetti, e 1270 sono in approvazione. L’ 85% dei prodotti venduti sono costituiti da prodotti che hanno meno di 5 anni di vita produttiva, solo il 10% dei prodotti venduti sono entrati in produzione da 6 a 7 anni, mentre il 5% di tutto il venduto e entrato in produzione da più di 7 anni. Per aggiungere qualche spettacolare referenza Kercher e l’azienda che ha “lavato/pulito”: gli edifici di Piazza San Pietro a Roma, Palazzo Vecchio a Firenze, la Loggia dei Mercanti a Milano, il National Memorial sul Monte Rushmore negli Stati Uniti e il Cristo di Rio; superfici di natura diversa, in condizioni da poterle definire al limite dell’acrobatico.
La strategia di Marketing comprende l’analisi della convenienza economica del fenomeno di produzione delocalizzata. Si delocalizzano quelle produzioni che devono necessariamente tenere conto delle esigenze del consumatore, pur tuttavia rispettando i severi protocolli previsti per i processi produttivi delle unità di produzione di Wenningen.
Se le esigenze del mercato Sud americano o Nord americano, cosi come di quello asiatico si differenziano dalle esigenze del mercato europeo, allora si ritiene sia più conveniente produrre in quei mercati, limitando dispendi di energie e risorse che comprometterebbero le condizioni ambientali senza produrre benefici di qualunque natura.
Per quanto riguarda i protocolli di produzione, l’indispensabile qualità ed affidabilità del prodotto ha richiesto un processo di prototipazione rapida che viene eseguito con unità di produzione Laser a deposizione di materiale sintetico.
Harro Hoflinger produce macchine, ma sarebbe meglio dire processi, per il confezionamento. Ciò che impressiona è il livello di evoluzione delle tecnologie sviluppate dall’azienda. Per citare solo alcune tra le tante soluzioni che concorrono a definire il profilo aziendale, vi è la capacità di gestire il confezionamento di sostanze chimiche destinate all’industria medicale come siringhe, cateteri e sistemi di misurazione medica. Attualmente son in corso esperimenti per la realizzazione di porzioni di nastri sottilissimi sui quali vengono depositate sostanze per terapie mediche che possono essere assorbite sia per via cutanea che per via orale, queste ultime grazie anche allo scioglimento del sottile nastro per effetto della salivazione. Ma ancor più sorprendente è lo sviluppo di un processo di produzione destinato al confezionamento di capsule per l’assunzione di insulina per inalazione. Queste capsule devono contenere una quantità di prodotto che va da 0,5 a 0,10 milligrammi per ciascuna capsula. La gestione di queste quantità richiede una estrema precisione ed affidabilità nel processo. Ad Harro Hoflingen viene consegnata una certa quantità di prodotto che l’azienda deve gestire per operare il corretto confezionamento. Altro esempio è il confezionamento di sostanze mediche che richiedono di dovere essere confezionate in modo da potere essere mescolate al momento della loro somministrazione. Nei casi citati Markus Hoflinger precisa che ogni progetto di una linea per il confezionamento di sostanze destinate al settore medico o farmaceutico, richiede una attenta sperimentazione al fine di evitare contaminazioni o decadimenti dei medicinali durante la manipolazione. Questo aspetto nella ricerca e sviluppo contribuisce ad aggiungere valore tecnico al progetto. Secondo Hoflinger vi sono due indirizzi che la maggior parte delle aziende impiegate nel settore manifatturiero possono percorrere: quelle di realizzare un immediato profitto producendo la maggior quantità di prodotto nel breve termine limitando al minimo i rischi negli investimenti; oppure correre maggiori rischi investendo in continue soluzioni innovative con un modesto profitto.
Sebbene la prima soluzione sembri la migliore, tuttavia rimane abbastanza facilmente attaccabile in un contesto globale da una qualunque realtà in grado di affrontare produzioni di massa con prezzi decisamente concorrenziali; i benefici saranno limitati al breve termine, e la capacità di sopravvivenza dell’azienda sarà a rischio.
Al contrario “rischiare” di investire per sviluppare nuove tecnologie, a prezzi competitivi anche considerando i costi conseguenti ad una maggiore economia di emissione di sostanze nocive all’ambiente ed all’umanità, potrebbe non essere altrettanto facile da attaccare. Sviluppare tecnologie avanzate, ed ancor più, sofisticate, richiede persone con notevole preparazione professionale, con spiccata esperienza e conoscenza del settore nel quale opera. Per concorrere con questo tipo di aziende o di imprenditori sono necessarie generazioni.
Nel corso della visita presso Trumpf sono state presentate le più moderne tecnologie per la gestione del Laser.
Nell’industria manifatturiera e non solo, l’impiego del Laser consente di ottenere vantaggi sia di carattere economico attraverso un maggiore risparmio di costi operativi e, in alcuni casi, energetici; sia di qualità, soprattutto per quanto riguarda il prodotto finito. La peculiarità nell’impiego della tecnologia Laser riguarda la precisione dimensionale del prodotto ottenuto, siano esse tanto estremamente grandi quanto estremamente piccole. Il raggio Laser così come impiegato da Trumpf può compiere operazioni di saldatura nelle quali la qualità delle superfici saldate è tale da rendere inutile ulteriori lavorazioni meccaniche.
Nel caso di operazioni di profilatura, sagomatura o taglio di materiali anche esotici o di difficile lavorabilità, l’impiego del Laser permette di ridurre al minimo tempi di lavorazione o sprechi di materia prima, e questo anche nel caso si debba intervenire con spessori fino a 8-10 millimetri.
Un’altra applicazione della tecnologia Laser è prevista per l’apporto di materiale su superfici usurate, per esempio su superfici di pale di turbine destinate all’industria dell’energia, oppure pale di turbine di motori aerei. Questa possibilità evita di dover costruire nuovi pezzi, consentendo tempi di reazione molto brevi e costi decisamente inferiori. L’ operazione avviene adducendo polvere attraverso piccolissimi fori disposti attorno ad un uggello al centro del quale viene proiettato il raggio Laser. L’orientamento degli ugelli è tale da far giungere la quantità di polvere di materiale nel punto esattamente corrispondente alla focale del Laser. In quel punto per effetto della temperatura prodotta dal Laser avviene la fusione della miscela di polveri di cui è composto il materiale della superficie da ripristinare, che aderisce combinandosi con esso.

Riduzione dei consumi e degli sprechi di energia
Nel corso degli interventi dei al Forum, i relatori hanno evidenziato la necessità affinché l’industria manifatturiera guardi con maggiore convinzione all’impiego di materie con il minor peso specifico compatibile con le esigenze del prodotto ovvero evitando di comprometterne l’affidabilità.
Per dare un esempio, si sono indicati alcuni aspetti legati ad uno dei settori industriali che maggiormente richiede quantità di materie prime: l’industria automobilistica:
i motori dovrebbero ridurre del 20% le loro emissioni di CO2;
i motori dovrebbero aumentare la loro efficienza del 5%;
gli automezzi dovrebbero essere più leggeri.
Attraverso una riduzione del peso specifico dei materiali impiegati, oppure attraverso una sostanziale modifica dimensionale di alcuni organi si potrebbe ridurre il peso dei veicoli; per esempio riducendo del 50% il peso dell’albero a camme; oppure riducendo del 25% il peso dell’albero motore; oppure riducendo del 20% il peso delle bielle; interventi peraltro ritenuti possibili.
Ciò contribuirebbe a ridurre l’inerzia di massa dell’autoveicolo risparmiando energia in fase di accelerazione ed in fase di decelerazione (frenata) riducendo i consumi e permetterebbe di ridurre la dimensione ovvero la cilindrata dei motori conservando le prestazioni del veicolo.
Un motore con 4 cilindri potrebbe fornire le stesse prestazioni di un motore ad 8 cilindri, avendo entrambi lo stesso volume della camera di combustione per cilindro. In decelerazione si avrebbe minore energia cinetica da gestire e quindi le dimensioni dell’impianto frenante potrebbero essere ridotte garantendo gli stessi parametri di sicurezza.

Salvaguardia dell’ambiente e qualità della vita
Dai dati raccolti durante le relazioni presentate nel corso del Forum si è appreso che il 47% circa di energia elettrica prodotta, pari a 233 TWh (TeraWatt per ora) è richiesto per scopi industriali, mentre poco meno del 25%, pari a 140 TWh, per consumi domestici.
Tra le ragioni di spreco di energia in campo industriale, basti pensare che si stima che non meno di 80 MJ vadano sprecati peer la produzione di pezzi difettosi, mentre riducendo il fabbisogno di 1Kg di acciaio si risparmierebbero 21 MJ.
Si è stimato che almeno il 40% dell’energia richiesta per usi domestici, riscaldamento di acqua e di ambienti in particolare, viene dissipata per effetto di una carente struttura degli impianti (acqua), o in conseguenza ad una inadeguata architettura degli edifici.
Una maggiore sensibilità verso i consumi potrebbe aiutare sensibilmente a ridurre il fabbisogno di quelle materie prime destinate alla produzione di energia. Ad una maggiore attenzione nell’uso di energia elettrica potrebbe essere abbinato un maggiore uso di produzione di energia pulita come l’eolico o il solare.

La teoria del “triplo zero”
Significativo il contenuto dell’intervento del Sindaco di Stoccarda, Wolfang Schuster, che nel corso dei suoi mandati dalla durata di tre lustri, ha sostenuto la teoria del “triplo zero”: zero emissioni, zero dispersioni/sprechi, zero inquinamento (tutto riciclabile).
Questa teoria che apparirebbe impossibile da sostenere produce secondo Il Dott. Schuster benefici ambientali tali da incoraggiare gli investimenti in una regione che attrae giovani e meno giovani alla ricerca di una condizione di vita migliore. Stoccarda e le aree limitrofe offrono formazione didattica ad alto livello, opportunità di lavoro ed una condizione ambientale invidiabile. Naturalmente le attività industriali sviluppano metodi di gestione e produzione “sostenibile”. Nel corso delle visite alle aziende si è potuto constatare un ridottissimo turn-over della manodopera. I dipendenti sono legati alle loro aziende che offrono occupazione che potrebbe essere definita a “Kilometro zero”, infatti lo sviluppo delle architetture aziendali si integra molto discretamente nel territorio tanto da renderle poco visibili. E ciò vale per tutte le aziende sopra citate, la maggior parte delle quali a conduzione famigliare. E questo è un altro vantaggio per le aziende che si assicurano la migliore esperienza professionale possibile attraverso il legame con il loro personale.

Conclusioni
Dalle parole del Presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso, che ha partecipato all’evento, possiamo trarre le conclusioni.
L’industria europea ha dimostrato di essere una risorsa importante durante la crisi. L’Europa il maggiore esportatore mondiale di manufatti industriali, aeronautici, farmaceutici, chimici, nonché molti altri che contribuiscono per l’80% delle esportazioni e coprono l’80% delle spese per la ricerca e per lo sviluppo.
Oggi, 74 milioni dei lavoratori dell’Unione Europea sono occupati nell’industria manifatturiera e per la produzione dei relativi servizi. È anche un settore altamente produttivo che contribuisce nel generare innovazioni per il miglioramento della vita.
Ma nonostante la sua robusta struttura, l’industria europea soffre l’impatto della crisi.
Tre milioni di posti di lavoro sono stati persi nel settore manifatturiero, mentre la produzione industriale è ancora circa il 10% al di sotto del livello di produzione raggiunti negli anni precedenti alla crisi. Per invertire questa tendenza e aumentare la sua competitività globale, l’Europa deve investire nelle nuove tecnologie e nell’innovazione.
Siamo alla vigilia di una nuova era tecnologica che alcuni analisti hanno definito una nuova rivoluzione industriale, in cui le nuove tecnologie pulite potranno cambiare radicalmente i modelli di produzione e anche il valore aggiunto del prodotto.